Home Economia BANCHE CENTRALI VICINE AL PICCO DEI TASSI

BANCHE CENTRALI VICINE AL PICCO DEI TASSI

140
0

Gli investitori sono fiduciosi sulla tregua dell’aumento dei tassi d’interesse delle banche centrali, dopo un lungo ciclo di inasprimenti, gli aumenti si stanno avvicinando verso la fine. Almeno per quanto riguardano gli USA.

Politica della banca Centrale Europea

La politica della Banca Centrale Europea sembra non seguirà il trend della FED, almeno per il momento, anche se i mercati sono convinti che lo faccia con un ritardo di almeno 6 mesi se non addirittura 1 anno.

Da tener presente che l’inflazione in Europa non ha le stesse caratteristiche dell’inflazione degli USA, pertanto la BCE potrebbe prendere un granchio e perdere il treno della ripresa rispetto ad altre nazioni e mercati.

L’inflazione in Europa è data principalmente dal rincaro delle materie prime, mentre in USA è una combinazione tra la forte occupazione con una forte domanda e l’aumento delle materie prime.

Per questo le strategie delle banche centrali dovrebbero scostarsi tra loro, anche se apparentemente non sembra.

Paragone delle previsioni USA a distanza di 6 mesi

Paragonando i grafici delle aspettative dei tassi d’interesse della FED a 6 mesi di distanza, si può notare che il picco previsto stimato è aumentato dal 3.6% fino a sfiorare il 5% della previsione attuale. Anche il mese del picco previsto si è posticipato da aprile 2023 a luglio 2023. Si sa che i mercati sono sempre tendenzialmente più ottimisti della realtà, pertanto una previsione più realistica potrebbe essere settembre 2023.

Motivazioni delle previsioni

Le stime negli USA

In USA, dopo la conferenza di Powell, presidente della FED, i rendimenti statunitensi sono scesi bruscamente. I titoli a due anni rimangono quelli con i rendimenti più elevati nel mercato dei Treasury, riflettendo le aspettative che gli aumenti dei tassi della FED abbiano gettato le basi per un rallentamento economico. Di conseguenza, un rallentamento economico necessita di una spinta, e spesso la scelta di questa spinta consiste nella diminuzione dei tassi d’interesse.

La divergenza Europea

La convinzione della fine dell’aumento dei tassi risulta più evidente vedendo la diminuzione dei rendimenti in tutta l’area Euro e nel Regno Unito.

Ciò nonostante Chtistine Lagarde, in una sua conferenza di fine gennaio 2023, ha ribadito che la lotta contro l’inflazione non è finita e di voler mantenere la rotta dei rialzi. A suo dire l’economia europea non ha risentito troppo gli effetti degli aumenti, forse dovuto al fatto che i prezzi delle materie prime nel mentre sono scese. In sintesi, non ci saranno modifiche della politica monetaria fintanto che non si riporterà l’inflazione al di sotto del 2%.

Novità dall’Italia

Dall’Italia giungono buone notizie, il ministro dell’economia Giorgetti ha recentemente dichiarato che il prezzo del gas, e parallelamente quello dell’energia elettrica, scenderà del 40% già a partire da quest’estate.

Con una diminuzione dei costi delle materie prime così importante, sarà così attenta la BCE per prevedere a sua volta una decisione di diminuzione dei tassi d’interesse per la fine del 2023?